Un testimone chiamato polline

da | Lug 6, 2021 | News

Un testimone chiamato polline

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Secondo Cicerone la frase Ipse dixit (l’ha detto egli stesso) con cui ci si richiama all’autorità di qualcuno, veniva usata nella scuola pitagorica per convalidare le verità di una teoria dichiarando che era stata asserita dallo stesso Pitagora. La frase non ammetteva risposte, Pitagora non era confutabile. Dopo circa 2500 anni la situazione non sembra sia cambiata.

Ci troviamo a Torino negli anni ’70, precisamente l’8 ottobre 1978, Max Frei Sulzer è un biologo ed esperto di criminologia e, inoltre, il direttore del Servizio Scientifico della Polizia di Zurigo e quel giorno insieme ad esperti italiani e statunitensi sta prelevando, mediante adesivi, dei campioni di polline dalla Sindone. Max Frej è il più grande esperto di pollini in circolazione.

L’analisi dei campioni prelevati venne effettuata mediante un microscopio elettronico a scansione che permetteva di arrivare ad ingrandimenti fino a 4000 volte e di poter distinguere pollini di specie affini, anche se molto simili.

Il risultato fu sensazionale, vennero identificate, in più riprese, 58 specie di pollini differenti, la conoscenza di Frej sull’argomento era sconfinata: riuscì a riconoscere addirittura il polline dell’Ambrosia Coronopifolia, determinando che proveniva dai guanti in cotone utilizzati dai tecnici statunitensi durante gli accertamenti sul telo. Tra le sue varie scoperte ci fu quella dei residui di polline dell’Aloe Socotrina, che ricondusse all’uso dell’aloe nei preparativi di seppellimento. Trovò inoltre, tra le centinaia di elementi rinvenuti, un esemplare di polline molto ben conservato, ma sconosciuto in letteratura, che ipotizzò appartenere a una specie ormai estinta.

Alla fine trasse le sue conclusioni: la Sindone nel suo passato aveva soggiornato in Palestina, in Anatolia, a Costantinopoli, in Francia e in Italia, anche se i ritrovamenti di materiale pollinico non gli consentirono di indicare con maggiore precisione i luoghi di soggiorno del Lenzuolo tra il 1204 (quando la Sindone storicamente si trovava a Costantinopoli) ed il 1349 (quando era con certezza a Besançon).

Il pellegrinaggio storico della Sindone era stato confermato dai pollini.

Nessun palinologo riuscì in seguito ad ottenere dei risultati così minuziosi e precisi, d’altronde “lo aveva detto lui”, il grande Max Frej.

«Gli scienziati hanno stabilito con certezza che i pollini ritrovati sulla Sindone consentono di ritenere molto probabile un suo soggiorno in Palestina e in Anatolia prima del XIV secolo»

[Barberis 2010].

Ma è possibile che al giorno d’oggi valga ancora l’Ipse Dixit? No, non è possibile, ormai da secoli i lavori scientifici devono essere valutati per il loro valore intrinseco, non in base alla reputazione di chi li ha redatti.

Analizziamo un caso che riguarda proprio Frej: il 24 maggio 1958, a Baden, in Svizzera, fu trovato gravemente ferito e in coma Christian Bätscher, un senza fissa dimora, che successivamente morì senza più riprendere conoscenza.

Venne fermato qualche giorno dopo Walter Gross, uno sbandato di 45 anni, che ammise di aver aiutato Bätscher, ubriaco, accompagnandolo alla panchina presso le rovine del castello dove quest’ultimo trascorreva le notti. La testimonianza di Gross non convinceva del tutto e venne indagato.

Durante il processo Max Frej, che fu incaricato della perizia, trovò nei pantaloni di Gross delle fibre che comparò con quelle prelevate su un pezzo di legno, repertato dalla polizia, che si presupponeva fosse stato utilizzato come arma del delitto.

La comparazione fu positiva Frej: “accertò” che gli abiti di Gross erano stati in contatto con l’arma del delitto, se non bastasse sulle scarpe di Gross fu evidenziata anche una macchia di sangue. Ovviamente, nel 1958 non era possibile effettuare una comparazione biologica.

Il 21 settembre 1959, la giuria popolare, basandosi sulla perizia di Frei, condannò all’ergastolo Walter Gross, per omicidio a scopo di rapina.

Tempo dopo la difesa presentò richiesta di revisione e la ottenne: nel corso del nuovo processo, iniziato nel luglio 1971 vennero nominati tre periti per riesaminare la perizia di Frej e tutte le prove.

I risultati della nuova perizia furono clamorosi.

Non era certo che quel pezzo di legno costituisse l’arma del delitto. La comparazione positiva delle fibre rinvenute nei pantaloni con quelle rinvenute sul pezzo di legno, effettuata da Frej, era errata.  Non si poteva accertare con certezza che provenissero da un medesimo tessuto e inoltre le tecniche utilizzate per la comparazione, non vennero ritenute particolarmente efficaci e moderne. Anzi, per essere precisi, le fibre artificiali, come descritte da Frej, non si trovavano affatto sui pantaloni di Gross.

La perizia si dovette, tra l’altro, basare solo sulle immagini dato che i “preparati“ con le fibre erano misteriosamente spariti.

Frej difese la propria perizia ammettendo solamente di essere andato oltre nelle conclusioni.

«Non potevamo escludere Gross come colpevole; da ciò noi abbiamo tratto la conclusione conseguente: ‘Se non possiamo escluderlo allora è lui’».

Il nuovo processo si concluse a Wettingen nel novembre 1971: Gross fu assolto e liberato dopo 12 anni di carcere.

Il governo di Zurigo istituì una commissione indipendente, per verificare le attività svolte da Frei, che concluse: «Il dr. Frej-Sulzer è stato poco critico nel valutare i risultati dei suoi esami e nelle conclusioni si è spinto anche più in là. La perizia potrebbe dare l’impressione che qualcuno dovesse essere dichiarato colpevole del fatto a tutti i costi».

Frej si era dimesso dalla polizia di Zurigo poco prima delle conclusioni della commissione e continuò la sua attività privata non senza qualche problema, specialmente per quanto riguardava un’altra delle sue specializzazioni, le comparazioni grafiche delle scritture.

Nel 1982 egli fu incaricato, dal settimanale Stern, di esaminare i 62 diari di Hitler da poco ritrovati, ma non riuscì a concludere questa sua ultima perizia, perché morì improvvisamente il 14 gennaio 1983. Gli altri periti, nominati con lui, conclusero per l’autenticità dei diari. La storia terminò il 6 maggio 1983 quando gli Archivi Federali della Germania stabilirono che si trattava di falsi. La casa editrice Stern li aveva acquistati per 2,3 milioni di dollari ed aveva già dato avvio alla loro pubblicazione. Sia il giornalista Gerd Heidemann, che aveva convinto Stern ad acquistarli, che Konrad Kujau, il falsario, furono arrestati ed in seguito condannati.

Che differenza c’è tra uno scienziato ed uno stregone? Tutti e due fanno magie, ci raccontano di cose invisibili ad occhio nudo. La differenza è solamente la ripetibilità dell’evento, dell’esperimento, dell’accertamento tecnico in un mondo dove l’Ipse Dixit non è più contemplato.

 

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