Roberto Calvi e quelle ultime misteriose ore a Londra

da | Giu 18, 2022 | News

Roberto Calvi e quelle ultime misteriose ore a Londra

da | Giu 18, 2022 | News

Lo trovarono la mattina del 18 giugno 1982, verso le 6. Fu un tipografo, Dennis Huntley a notarlo. Era impiccato a un impalcatura metallica immersa nel Tamigi, a breve distanza dall’argine in muratura, sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra. Il 23 luglio 1982 il primo processo parlò di suicidio, come se ci si potesse uccidere a 62 anni, scendendo una scivolosa scaletta di ferro, saltare su un’impalcatura di tubi Innocenti, creare il cappio, impiccarsi con una corda di nylon arancione, il tutto con cinque bei mattoni nelle tasche di giacca e pantaloni – e uno dentro i pantaloni – per fare peso. E nessuna traccia di ruggine dell’impalcatura addosso.  Era assurdo, ma un mostro sacro della medicina legale inglese come il professor Keith Simpson la avvalorò. Il morto era roba pesante: si chiamava Roberto Calvi.

Roberto Calvi, ex Presidente del Banco Ambrosiano, il “banchiere di Dio” per i tanti affari fatti con la Chiesa. Un uomo dalle grandi capacità, un manager, scomparso dalla sua casa di Milano l’11 giugno precedente, quando era partito per tentare di ribaltare la situazione con un colpo di coda. Quale situazione?

Calvi era  entrato come impiegato a 27 anni all’Ambrosiano, nel 1947. Nel 1975 ne era diventato Presidente. Diventato interlocutore dello Ior, con Marcinkus aprì una banca alle Bahamas. I soldi della banca finirono in conti esteri, finanziarie fantasma, spariscono, vanno nei paradisi fiscali.  Conobbe Sindona e Gelli. Nel 1978 gli ispettori della Banca d’Italia erano entrati all’Ambrosiano. Sette mesi di verifiche dopo, una serie enorme di irregolarità veniva consegnata alla Magistratura. Il 20 maggio 1981 Calvi fu arrestato. Gli dettero 4 anni ma lo scarcerarono e tornò al lavoro. Il clima si fece però brutto, gli amici gli voltarono le spalle, crisi di liquidità, lo Ior non lo aiutò anzi gli chiese i soldi indietro. L’11 giugno 1982 Calvi sparì, l’Ambrosiano crollò in Borsa. Telefonò a moglie e figlia di fuggire negli Usa.

 

 

Calvi intanto arrivava a Londra, sotto falso nome, nella stanza 881 di un residence di Chelsea, il “Chelsea Cloister”, dove si trovava dalle 21 del 17 giugno e da dove alle 22.45 fece una telefonata non si sa a chi. Alle 23 uscì da solo, per incontrare qualcuno. A Londra l’aveva portato Flavio Carboni, che disse di averlo lasciato al residence ed essersene andato.

Dopo un po’ la tesi del suicidio fu smontata. Il 30 marzo 1983, infatti, l’Alta Corte annullò il primo processo e il 27 giugno successivo ci fu una sentenza aperta: la spiegazione poteva essere suicidio o omicidio. In Italia però non ci credeva nessuno. La famiglia mise un suo consulente di livello,  il professor Antonio Fornari, che dall’ora dell’orologio, fermo a mezzanotte, dedusse che quello era il momento in cui il corpo era stato appeso e l’acqua era entrata nella cassa. Momento in cui la marea del Tamigi era ben più alta del momento del ritrovamento. Per il teorema di Archimede, non poteva essere andata diversamente. Solo nel 2005 la Magistratura inglese virò decisamente sull’omicidio.

Il pentito di mafia Francesco Marino Mannoia, detto “Mozzarella”, indicherà il killer in Francesco Di Carlo, spiegando che il movente stava nei soldi dei corleonesi di cui Calvi si era appropriato in un momento di difficoltà. Pippo Calò era il boss che aveva ordinato l’omicidio. Ma c’era anche la pista camorristica. Sembra che Calvi avesse sfilato dei soldi anche a loro e che il rischio fosse anche che lui potesse spifferare cose sui metodi di riciclaggio. Di Carlo, diventato collaboratore di giustizia, dirà questo: che gli era stato chiesto di uccidere il banchiere ma che poi Calò gli aveva dato il retrofront, dicendogli che si era organizzato coi napoletani. Il pentito della Banda della Magliana Antonio Mancini punta anche lui su Calò. Ci fu un processo a Roma. Ma tutti gli imputati furono assolti in primo e secondo grado: non si poteva dimostrare la loro colpevolezza.

La compagnia di assicurazione che non voleva risarcire il suicidio di Roberto Calvi, fu comunque costretta a pagarne l’omicidio, dopo la consulenza Fornari.

Leggi tutte le news

Morte a San Patrignano

Morte a San Patrignano

Vincenzo Muccioli: "Quello di Roberto Maranzano era un caso difficile. Da noi si è trovato subito a disagio. Pochi giorni dopo il suo ingresso è scappato. Ma non è trascorsa una settimana che lo abbiamo visto riapparire ai cancelli della comunità. Bivaccava lì...