Quando Doretta divenne la “belva di Vercelli”

da | Nov 13, 2021 | News

Quando Doretta divenne la “belva di Vercelli”

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Era il 13 novembre 1975, una sera come tante altre a Vercelli e la famiglia del gommista Graneris era raccolta intorno al tavolo del soggiorno per la cena. La televisione, un Grundig 25 pollici, era accesa sulla Rai. Erano le 21.30. L’arrivo di Doretta, la figlia del signor Sergio, il capofamiglia, non era una sorpresa. Con lui c’era Guido, il suo ombroso fidanzato. La vera sorpresa fu quando si misero a sparare su tutti i presenti. Attimi di fuoco e detonazioni lasciarono al suolo Sergio, la moglie Itala, Paolo di 14 anni, fratello di Doretta e i signori Romolo e Margherita, genitori di Itala. Diciassette colpi di una Beretta calibro 9 e di una Browning, di cui 5 a distanza ravvicinata. Due armi, due sparatori. Doretta e Guido.

Non è la stata la prima strage familiare in Italia, ma è stata la prima ad avere un enorme impatto mediatico. Vercelli era sconvolta e sulle prime nessuno pensò a Doretta, che però rimaneva impassibile di fronte a quei morti. A Doretta i Graneris avevano perdonato le frasi offensive sulla loro vita banale, la scelta di quel perdigiorno di Guido, l’essersene andata di casa, tanto che alla fine il signor Sergio le aveva comprato i mobili per il matrimonio. Che era previsto tra 8 giorni. Anche per questo pensare a lei come assassina non aveva senso. O forse sì. L’eredità.

Doretta era solo l’ennesimo caso di una ragazza finita sulla cattiva strada dopo aver incontrato un ragazzo molto ma molto diverso da lei, che le prospettava una vita molto ma molto diversa da quella vissuta finora. A Guido piacevano le armi, le riviste porno, le compagnie di tipi sbandati, nuove esperienze sessuali. Doretta non era una ribelle e non lo era mai stata, ma con lui provava brividi nuovi.

Ma intanto la strage di Vercelli era finita e il comico Macario continuava a far battute, mentre i cadaveri si raffreddavano.

Doretta aveva odiato quella vita e quei genitori che non la facevano uscire la sera, ma proprio ora che aveva conquistato la libertà e i mobili di casa, che senso aveva uccidere? Uccidere anche il fratellino? I nonni?  Guido confesserà di aver sparato la maggior parte dei colpi e di aver cambiato arma quando la prima si era inceppata. Il senso di tutto era che non bastava essere libera. Doretta voleva l’eredità, per essere libera in grande stile. Guido anche voleva fare la bella vita: coi soldi della fidanzata. Lei negherà di aver mai sparato, dopo aver detto il contrario per mitigare la posizione di lui. Ma aveva davvero importanza?

Andò a finire con due ergastoli. Di Guido Badini non se n’è saputo più nulla. Doretta passò alla storia nera come la “Belva di Vercelli”. Quando ottenne la semilibertà, le telecamere erano lì al Tribunale di Torino. Ma era una donna ormai e chiedeva solo di essere dimenticata.

 

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