Patty Hearst, la persuasione e la Sindrome di Stoccolma

da | Set 9, 2021 | News

Patty Hearst, la persuasione e la Sindrome di Stoccolma

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Il rapimento

Intorno alle 9 di sera del 4 febbraio 197, bussarono alla porta dell’appartamento n. 4 al 2603 di Benvenue Street a Berkeley, in California. Appena venne aperta incautamente, penetrò un gruppo armato formato da due uomini e una donna, prelevando una studentessa universitaria di 19 anni, di nome Patty Hearst.

Il fidanzato, che provò a ribellarsi, fu picchiato, i rapitori gettarono la ragazza nel bagagliaio della macchina e fuggirono.

Iniziò così uno dei casi più singolari nella storia dell’FBI.

Hearst, si scoprì presto, era stata rapita da un gruppo di radicali armati che si autodefiniva l’“Esercito di Liberazione Simbionese”, o SLA. Era guidato da un criminale pluripregiudicato di nome Donald De Freeze, autonominatosi Generale delle Forze armate federate dell’esercito di liberazione simbionese. Lo SLA non voleva altro che incitare una guerriglia contro il governo degli Stati Uniti e distruggere quello che chiamavano lo “stato capitalista”. I loro ranghi includevano donne e uomini, neri e bianchi, anarchici ed estremisti di vari ceti sociali.

Erano, in sintesi, una banda di terroristi molto pericolosi. Avevano già sparato, in precedenza, a due funzionari della scuola di Oakland con proiettili con punta al cianuro, uccidendone uno e ferendone gravemente l’altro.

Perché rapirono Hearst? Intanto perché proveniva da una famiglia ricca e potente; suo nonno era il magnate dei giornali William Randolph Hearst, inoltre l’intenzione della SLA era di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la loro lotta armata. Il pianò funzionò e funzionò bene, il rapimento scosse tutta l’America diventando la notizia principale a livello nazionale.

Ma lo SLA aveva altri piani che riguardavano Patty Hearst. Poco dopo il suo rapimento fecero ritrovare delle audiocassette in cui chiedevano milioni di dollari in donazioni di cibo in cambio del suo rilascio. Contemporaneamente iniziarono a “lavorare” la prigioniera, facendogli una vera opera di persuasione a favore della loro causa e sperando di trasformare la giovane ereditiera dai livelli più alti della società in un “manifesto” della loro rivoluzione.

La Sindrome di Stoccolma

L’opera di persuasione sembrò funzionare e il 3 aprile la SLA inviò un nastro dove la stessa Hearst diceva:

“Mi è stata data la scelta di essere rilasciata in una zona sicura o di unirmi alle forze dell’Esercito di Liberazione Simbionese per la mia libertà e la libertà di tutti i popoli oppressi. Ho scelto di restare e di lottare”.

Una dozzina di giorni dopo, “Tania”, così nel nastro disse di volersi chiamare la Hearst, venne avvistata dalle telecamere di sorveglianza di una banca, mentre brandiva un’arma d’assalto durante una rapina, urlando ordini ai passanti e fornendo copertura ai suoi complici. 

Nel frattempo, l’FBI aveva lanciato una delle ricerche più massicce e con maggior numero di agenti nella sua storia per trovare Hearst e fermare la SLA. Ma il gruppo riusciva a non far trapelare notizie, utilizzando una buona sicurezza operativa e facendo affidamento su una rete organizzata di covi sicuri difficili da rintracciare.

L’occasione giusta giunse a Los Angeles. Il 16 maggio di quell’anno, due membri della SLA cercarono cercato di rubare delle munizioni da un negozio locale e furono quasi catturati. Riuscirono a fuggire sul loro furgone, ma il negoziante prese il numero di targa. La polizia riuscì, così, a scoprire il loro covo. Il giorno dopo, la casa venne circondata, ne seguì una massiccia sparatoria. L’edificio andò in fiamme e sei membri della SLA morirono nell’incendio, incluso De Freeze.

Ma dov’era Hearst? Lei e molti altri erano riusciti a fuggire iniziando a viaggiare per il Paese per evitare la cattura. Gli agenti dell’FBI, però, non diedero loro tregua, fino a quando riuscirono a catturarla a San Francisco il 18 settembre 1975.

Venne accusata di quella rapina in banca e di altri crimini.

Il suo processo fu sensazionale quanto l’inseguimento. Nonostante lei raccontò di essere stata segregata e violentata, di aver subito un lungo e duro processo di indottrinamento fino a esserne soggiogata, la giuria la giudicò colpevole condannandola a 35 anni di carcere, poi ridotti a 7. 

Un colpo di scena

Questa storia è un susseguirsi di colpi di scena. Quando, dopo meno di due anni dalla condanna, avvenne il massacro di Jonestown, dove il 18 novembre del 1978 più di 900 persone aderenti al “Tempio del popolo”, un movimento religioso fondato dal predicatore Jim Jones, si tolsero la vita e si uccisero a vicenda, l’opinione pubblica cambiò radicalmente posizione sul caso di Patty Hearst, aprendo gli occhi sull’effettiva potenza della persuasione. 21 mesi dopo, il presidente Carter decise di commutare la sua condanna, facendola uscire.

Patty Hearst oggi?

Ha scritto un libro di successo ed è diventata una allevatrice di cani.

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