Morte a San Patrignano

da | Mag 7, 2022 | News

Morte a San Patrignano

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Vincenzo Muccioli: “Quello di Roberto Maranzano era un caso difficile. Da noi si è trovato subito a disagio. Pochi giorni dopo il suo ingresso è scappato. Ma non è trascorsa una settimana che lo abbiamo visto riapparire ai cancelli della comunità. Bivaccava lì davanti, giorno e notte. Alla fine mi sono impietosito e l’ho ripreso. Tanti buoni propositi e belle promesse.  Entrava e usciva dalla Comunità e sono cominciati subito i guai. Fuori beveva smodatamente e si bucava. Siamo dovuti intervenire: basta, dalla Comunità non si poteva più uscire. Allora l’ho spedito in macelleria perché lì era pieno di siciliani e ho pensato che lo avrebbe aiutato. Purtroppo, in una notte di follia è successo l’irreparabile“.

Ancora: “Non so chi lo abbia davvero ucciso. Io l’ho saputo dopo perché me lo ha confidato uno dei ragazzi, due o tre mesi dopo (prima versione: non sapevo nulla. Seconda versione: seppi il giorno stesso. Terza versione: seppi mesi dopo. N.d.A.). E gli avevo promesso di non svelare il segreto, ancor prima di sapere cosa riguardasse. Mi ha preso da parte, ha chiuso la porta e ha detto: ‘Maranzano è stato ucciso qua, nella macelleria’. Appena ha visto la mia reazione, però, si è arrabbiato. Ha cominciato a rinfacciarmi che avevo promesso di non dirlo. A quel punto ho deciso di tacere, per rispettare un patto“.

Ma le cose non sono andate proprio così. La macelleria , nella comunità teraputica di San Patrignano, la più grande d’Europa, era un reparto notoriamente punitivo, per il clima duro che c’era. Maranzano era un uomo di 38 anni indisciplinato, era stato mandato lì apposta. Era già stato picchiato in reparto giorni prima, il 3, era convalescente, pieno di dolori. Rantolava, soffriva. Quel pomeriggio del 5 maggio 1989, verso le 17, però, il capo del reparto, Alfio Russo, vuole che si alzi e lavori. Lui ci prova ma nel sollevare sacchi di mangime da 30 kg, crolla. Russo pensa che Maranzano lo stia prendendo in giro. Pestaggio nel corridoio. Strozzamento. L’osso del collo spezzato. Maranzano muore. Russo (nella foto sotto) va a informare Muccioli. Poi prendono e nottetempo lo caricano in auto e lo mollano in campagna, in una discarica abusiva a Terzigno (Napoli), a centinaia di chilometri di distanza, per far credere a una fuga finita male. Avvolto in una coperta della Comunità.  Pieno di eroina. Vabbè, il solito tossico che si fa e muore. Caso chiuso.

Ma le uscite e le entrate da SanPa avvenivano passando dai cancelli della portineria, dove ogni veicolo era registrato. Davvero solo in macelleria sapevano cosa era accaduto? E Muccioli tacque solo per un patto o per salvaguardare la Comunità da uno scandalo colossale?

Nel 1994 le confessioni di un altro ex ospite della Comunità, Luciano Lorandi, e poi quelle di uno dei membri del reparto, Franco Grizzardi, portano all’arresto di Alfio Russo, 38 anni; Giuseppe Lupo, 32 anni; Ezio Persico, 42; Stefano Grulli, 32; Alessandro Fiorini, 29; Fabio Mazzetto, 30 e Mariano Grillo, 29. In seguito sarà arrestato anche Grizzardi. Sono quelli coinvolti nei due pestaggi. 250 ospiti se ne vanno. Russo (dichiarato seminfermo di mente) prende 10 anni, Lupo 6 anni e 3 mesi. Muccioli, 8 mesi per favoreggiamento.  SanPa stava lì, a Coriano di Rimini, dal 1978. Di Muccioli all’epoca parlavamo come di un dio. C’era la droga e c’era solo lui a occuparsene. Negli anni Ottanta era un paese a se stante, con oltre 1000 ospiti, reparti, direzione, strade, edifici.

No, non è mai stato un momento di follia. Fu un sistema di violenza, tollerato e noto, che fece il morto. E’ molto diverso. La violenza può essere un metodo di recupero? La domanda era tutta qui. Ma Muccioli veniva dall’assoluzione nel famoso “Processo delle catene”: il tribunale aveva deciso che poteva incatenare contro la loro volontà gli ospiti, pur di non farli ricadere nella droga, pur di non farli scappare. Chiusi nei tini, nelle sporche colombaie, seminudi, senza niente da mangiare, per giorni. Muccioli uscì vincitore, si sentì legittimato a tutto. Anche a coprire un omicidio volontario. Fu da quel giorno del 1993 che iniziò il declino di SanPa.

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