Maria si è sparata mentre le dormivo accanto

da | Ott 16, 2021 | News

Maria si è sparata mentre le dormivo accanto

da | Ott 16, 2021 | News

Quando il signor Filetici, proprietario storico della pensione Villa Igea, sentì quel botto, mentre spazzava il giardino, non pensò a un colpo d’arma da fuoco. Ma come, nel suo albergo? Eppure. Eppure sì. Ma da dove veniva? Finchè dopo un tot un uomo si affacciò al balcone e chiamò aiuto. “E’ successo un guaio, mia moglie si è sparata un coipo di rivoltella“. Dopo un tot, perché l’uomo non aveva trovato corretto affacciarsi in pigiama e quindi s’era prima pettinato, rassettato. Filetici salì le scale fino al secondo piano: arrivò di fronte alla stanza 22. Erano passate le 7 di mattina del 21 ottobre 1945, la guerra era finita da poco. L’uomo e il proprietario si incontrarono in corridoio. L’uomo era arrivato la sera prima con moglie e figlia piccola. Era Arnaldo Graziosi, musicista. autore di canzoni, un tipo pacato. Disse che la moglie, Maria Cappa, s’era uccisa.

“Forse sognavo, certo dormivo. Immaginate che il sogno finisca con grande colpo, per esempio quello di una locomotiva contro un muro di acciaio. Mi trovai seduto sul letto. Nell’incerta luce vidi che la bambina stava scivolando a terra. L’afferrai, la strinsi a me. Eravamo rimasti soli, la morte aveva stampato sul muro le sue ditate rosse. Maria era morta sul colpo”.

E’ successo un guaio, mia moglie si è sparata un coipo di rivoltella“. Un guaio. Pettinarsi. Graziosi trasudava compostezza, troppa compostezza. Va bene che ognuno reagisce a modo suo al dolore, ma sembrava tutto troppo strano. Filetici entrò nella 22. Maria era sul letto, sdraiata, con un piccolo foro sanguinante alla tempia destra. Perfino il cadavere era composto, in quella storia. Sulla valigia, lì vicino, una lettera d’addio, senza data, senza firma, che per Graziosi era sicuramente della moglie. “Troppo a caro prezzo sto pagando l’unico errore della mia vita“, diceva: già, ma quale errore non lo scriveva. Ma c’era anche qualcos’altro. C’era la piccola Andreina, 2 anni, che dormiva nel letto coi genitori. Va bene tutto, ma sembrava strano che la madre si fosse sparata in testa non in bagno, ma nello stesso letto dove dormiva la bambina. Maria, poi dormiva ancora, il che era ancora più strano.

I sospetti, in un’epoca lontana dalle conoscenze di oggi, si basarono sul viso troppo rilassato della morta (come se dormisse), sulla mano aperta che non impugnava l’arma (come se dovesse stringerla per forza, dopo il colpo), ma soprattutto sull’ineffabile Graziosi, che trovò il tempo per complimentarsi con Filetici per come teneva il giardino.

 

 

E per fare una telefonata. Non chiamò nessun parente, non avvisò nessuno. Fece una sola chiamata, ad una sua allieva, Anna Maria Quadrini, per dirle che non poteva rispettare il loro appuntamento per un concerto da tenere. La Quadrini, si scoprì poi, era innamorata del suo maestro, anche se il maestro giurava di non ricambiare affatto. Non ci credette nessuno, visto che lei aveva scritto nel suo diario di stare preparando il corredo per le loro nozze. Disse maliziosamente il maestro che ultimamente lui e Maria erano in cura per la sifilide e che questa vergogna (dovuta forse a un rapporto prematrimoniale di lei, oppure a uno prematrimoniale di lui, vallo a sapere) era la causa del suicidio. Insomma: chi aveva passato la sifilide a chi? Aggiunge Graziosi però che l’ex di Maria era morto da poco e questo aveva fatto svalvolare la moglie, ormai sicura di dover fare la stessa penosa fine, in un’epoca in cui era difficile curare la malattia. La vergogna, il rimorso: ecco la causa del sucicidio. Oppure il desiderio di rifarsi una vita con la giovane allieva erede di una bella fortuna, come causa dell’omicidio? Nel frattempo, si accerta clinicamente che Anna Maria Quadrini è vergine, sicuro.

E dunque, omicidio o suicidio? Che senso aveva uccidersi nel letto matrimoniale? E che senso aveva ucciderla nel letto matrimoniale?

Per Graziosi andò a finire con 24 anni di carcere. Dietro le sbarre continuò a comporre al pianoforte. Rimase calmo. Ebbe la grazia, scontò 14 anni. Andreina credette sempre in lui. Si risposò nel 1965. Si suicidò a Grottaferrata nel 1997, a 83 anni. La pistola del delitto è esposta al Museo Criminologico di Roma. La pensione, oggi Grand Hotel Villa Igea, è ancora lì. A Fiuggi. Ospita matrimoni con la limousine.

 

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