L’omicidio vigliacco di Alessandro Floris

da | Mar 26, 2022 | News

L’omicidio vigliacco di Alessandro Floris

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Fu uno di quei delitti che fecero scattare qualcosa. Era il 1971, era a Genova. In via Bernardo Castello, al 3, si consuma una delle tante rapine di quegli anni di paura, in cui anche da passante poteva capitarti di non tornare a casa. Sono le 10,50. Piove leggermente. C’è una rapina in banca. Sedici milioni di lire di paghe dell’Istituto Autonomo Case Popolari: stanno in una borsa appena prelevata da un funzionario e un fattorino. Scappano in due, a volto scoperto, per le scale di via Castello, poi su una Lambretta bianca che li aspetta in via Banderali. Il fattorino Alessandro Floris, 31 anni, si butta dietro ai banditi. Gli gridano di fermarsi, che quelli sono armati. Gli risponde una Smith & Wesson calibro 38. Floris cade e da terra cerca di aggrapparsi fino alla fine al motorino. Gli sparano ancora. Parte l’inseguimento della gente comune per le strade di Genova, arriva l’ambulanza, un casino tremendo. Floris non ce la fa. Prima una 850 e poi una Porsche tallonano la Lambretta fino a piazza De Ferrari, dove i due banditi si dividono. Poi quello che ha sparato viene arrestato per strada.

Ci sono due testimoni. Uno è il capo del personale, Giuseppe Montaldo. E un altro è uno studente universitario di 25 anni, Ilio Galletta, che prende la sua Nikon nuova di zecca che sta là, sul tavolo, e scatta al volo delle foto rimaste famose nella loro drammaticità. Foto che inchiodano Mario Rossi, capo della banda XXII Ottobre, arrestato dopo l’inseguimento; e Giuseppe Battaglia, collega della vittima e basista della rapina. Si scopre però che la banda è anche responsabile del sequestro di Sergio Gadolla, un colpo che aveva molto scosso la città. Andranno a processo anche per quello.

Quella foto entra nella storia d’Italia. E’ uno dei primi simboli di quegli anni di paura. La bomba di piazza Fontana, la paura di un colpo di Stato e di un regime neofascista aveva spinto un piccolo gruppo di ragazzi, cresciuti nella periferia operaia della città – e qualche ex partigiano che ricordava le delusioni della Resistenza, all’azione concreta, a strutturarsi e farsi trovare pronti se la destra avesse fatto più paura. Nasce così la Banda XXII Ottobre: il nome lo inventa un collega fantasioso, dalla data di un biglietto ferroviario trovato nelle tasche di Rossi. Nessuno sapeva chi fossero, cosa volevano. In realtà non era una banda di terroristi, probabilmente lo era di cospiratori, come disse lo stesso Rossi anni dopo. Le Brigate Rosse dovevano ancora venire. Anche a Genova. Secondo alcuni, invece, è questo omicidio segna comunque l’inizio del terrorismo in città. Pochi anni dopo ci saranno il sequestro del giudice Sossi e l’assassinio del procuratore Coco e della sua scorta, in salita Santa Brigida. A sparare saranno le Brigate Rosse, ma fino a che punto quelli della XXII Aprile fossero o volessero essere terroristi è difficile dirlo.

Rossi, Battaglia e tutti gli altri membri della XXII Ottobre vengono condannati. Rossi, che aveva sparato, all’ergastolo. Uscirà nel 2002 e si metterà a fare l’imbalsamatore. La Lambretta ce l’ha il signor Giovanni Errera e da anni vorrebbe donarla al Museo della Polizia di Roma.

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