Le McNaughton rules ed il concetto legale di alienazione mentale.

da | Mag 13, 2021 | Psicologia

Le McNaughton rules ed il concetto legale di alienazione mentale.

da | Mag 13, 2021 | Psicologia

I deliri sono da sempre stati la caratteristica fondamentale dell’alienazione mentale. Per la legge inglese, il verdetto speciale di “non colpevole per alienazione mentale” viene emesso quando il grado di alienazione soddisfa i criteri noti come le Mc Naughton rules.

Ecco quindi palesarsi una vignetta che vede un uomo colto in flagranza di reato con un coltello in mano intento nel macellare la sua vittima che non comprende il motivo per il quale lo si accusi. Infatti egli, coerente con la propria professione di macellaio, trova normale dissezionare una carcassa di animale. Diciamo pure che la percezione del soggetto non affetto da psicosi ed incaricato di arrestarlo si discosta palesemente dalla visione del nostro macellaio chiaramente psicotico. In tribunale queste due visioni discordanti e diametralmente opposte fanno la differenza. L’imputato verrebbe considerato non capace di intendere e di volere e pertanto non imputabile.

Ma chi è Mc Naughton?

Le regole furono formulate in risposta all’assoluzione nel 1843 di Daniel M’Naghten con l’accusa di aver ucciso Edward Drummond. M’Naghten infatti, aveva sparato a Drummond dopo averlo erroneamente identificato come il Primo Ministro del Regno Unito, al tempo Robert Peel. L’obiettivo prescelto.

La Camera dei Lord in quell’occasione pose al Presidente della giuria una serie di ipotetiche domande in difesa della “follia”. I principi emersi ed esposti in tale occasione vennero riconosciuti come le “Regole M’Naghten”, facenti parte della Common Law (modello di ordinamento giuridico nel quale il diritto è creato dallo stesso giudice, in relazione ad un conflitto già insorto e sottoposto alla sua decisione.). Ma lo stesso M’Naghten ebbe a ritenersi fortunato poiché, se applicate in occasione del suo processo, egli sarebbe stato giudicato colpevole.

Quando i test stabiliti dal Regolamento sono soddisfatti, l’imputato può essere giudicato “non colpevole per follia” o “colpevole ma folle” e la sentenza può consistere in un periodo di trattamento obbligatorio o discrezionale (ma di solito a tempo indeterminato) in una struttura ospedaliera.

Gli Stati che non consentono “la difesa della follia” consentono agli imputati di dimostrare l’incapacità di intendere e di volere e quindi la non imputabilità a causa di una malattia mentale. Ai giudici è stato chiesto specificamente se una persona potesse essere assolta per aver commesso un reato a seguito di una folle illusione. Hanno risposto che se l’illusione risulta essere parziale e non è per alcuni aspetti folle, il reo deve essere considerato responsabile dei fatti commessi. In sede di giudizio, le sue illusioni devono essere considerate quindi come se fossero state “reali”, così come lui stesso le ha percepite.

La Camera dei Lord pronunciò la seguente esposizione del “Regolamento”:

“Ai giurati va ricordato che in tutti i casi ogni uomo deve essere presunto sano di mente, e possedere un grado sufficiente di ragione per essere responsabile dei suoi crimini, fino a quando il contrario non sarà pienamente dimostrato; e che per appellarsi all’infermità mentale, occorre dimostrare chiaramente che, al momento del fatto, l’imputato stava agendo in difetto di ragione o di malattia mentale tale da non riconoscere la natura e la qualità dell’agito; o, se lo sapeva, che non sapeva che stava commettendo un atto illecito”.

Il punto centrale di questa definizione si riassume in “Il convenuto sapeva cosa stava facendo, e se si, sapeva che era sbagliato?” sollevando così diversi interrogativi con altrettante osservazioni tramutatesi in regole.

Una delle regole riguarda la natura e la qualità dell’atto.

Infatti, se l’entità e la qualità delle illusioni non sono tali da scalfire la “mens rea” (mente colpevole) allora siamo in presenza di actus reus (atto colpevole). Infatti, non significa che “l’atto non è colpevole a meno che la mente non sia colpevole”. L’atto colpevole, accompagnato da un certo livello di mens rea costituisce il crimine per il quale l’imputato viene giudicato.

In un caso ad esempio, un imputato sfondò i cancelli d’ingresso di un campeggio con un furgone perché “Era come una società segreta lì dentro, volevo dare il mio contributo nel contrastarla come richiestomi da Dio”. Siamo in presenza di quello che definiremo un delirio mistico. Si riteneva che, poiché l’imputato fosse a conoscenza delle sue azioni, egli non avrebbe potuto essere né in uno stato di “interruzione di coscienza” né folle e il fatto che egli credesse che Dio gli avesse detto di farlo non faceva altro che fornire un movente ma non di certo impedirgli di sapere che ciò che stava facendo era sbagliato in senso giuridico.

E’ chiaro che qui ci riferiamo alla natura fisica e alla qualità dell’atto, piuttosto che alla qualità morale dello stesso.

John Grisham nel suo thriller “Il momento di uccidere”, fa delle Mc Naughton Rules l’arma di difesa del protagonista coinvolto in un processo per omicidio.

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