La scrittura di Unabomber

da | Apr 13, 2021 | News

La scrittura di Unabomber

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Non esistono due persone che scrivono allo stesso modo.

Era qualcosa che Terry Turchie, il capo agente dell‘FBI della UNABOMB Task Force, ricordava che un insegnante di scrittura creativa gli aveva detto a scuola. Sebbene quel consiglio arrivasse molti anni prima che Turchie iniziasse ad indagare sul bombarolo seriale, si sarebbe rivelato cruciale per risolvere il caso.

Unabomber

L’Unabomber iniziò la sua campagna di violenza con un pacco bomba che avrebbe lasciato in un parcheggio del Chicago Circle Campus dell’Università dell’Illinois nel 1978. In seguito avrebbe piazzato una bomba su un aereo e ne avrebbe lasciate altre in edifici universitari ed in negozi. Avrebbe anche spedito bombe a numerosi professori universitari, aziende e dirigenti. Nella sua “carriera” fece esplodere 16 bombe uccidendo tre persone e ferendone quasi due dozzine prima di essere arrestato il 3 aprile 1996.

Nonostante sia stato attivo per quasi 20 anni, Unabomber fu attentissimo nel non lasciare prove che potessero incastrarlo e si adoperò per evitare anche solamente di essere visto.

“Era il dinamitardo seriale più attento che qualcuno avesse mai visto”, disse l’agente speciale Kathleen Puckett, che lavorò nella task force UNABOMBER e guidò l’attività per determinare il profilo comportamentale dell’attentatore. (Sia Puckett che Turchie sono ora in pensione dall’FBI.)

Iniziò a comunicare

Ma quando l’attentatore iniziò a lanciare messaggi, prima con lettere ad alcune delle sue vittime e poi inviandole ai media, Turchie capì che stava comunicando indirettamente anche con l’FBI. Gli investigatori iniziarono quindi ad analizzare ogni sua parola.

“Non avevamo alcuna linea diretta con lui tranne le lettere che inviò dal 1993”, disse Puckett. “Sono state una miniera d’oro di informazioni.”  Le lettere indirizzavano gli investigatori alle idee che aveva, agli argomenti che studiava e ai libri che leggeva.

Puckett, che al tempo stava lavorando per il suo dottorato di ricerca in psicologia clinica, poté desumere elementi relativi alla sua educazione, età e personalità.

Dopo gli attentati letali nel 1994 e nel 1995, l’Unabomber scrisse a diverse riviste e giornali chiedendo loro di pubblicare un saggio che riteneva avrebbe commemorato i suoi successi e la sua ideologia. Sebbene l’attentatore avesse promesso di interrompere le sue bombe se i suoi scritti fossero stati pubblicati, i dirigenti dell’FBI acconsentirono alla pubblicazione con un obiettivo diverso: usare le stesse parole dell’Unabomber per identificarlo (il manifesto venne pubblicato il 19 settembre 1995 sul Washington Post e sul New York Times).

Qualcuno lo riconoscerà“, dissè Turchie riguardo la decisione di pubblicarlo. “Gli scritti erano molto appassionati, non c’era nessun dubbio che quest’uomo credesse davvero in quello che stava scrivendo. Quindi probabilmente ha avuto queste convinzioni per tutta la sua vita “.

“Era l’attentatore seriale più attento che si fosse mai visto.”
Kathleen Puckett, agente speciale task force UNABOMBER

Puckett ha evidenziato l’ortografia e delle frasi molto particolari – come l’ortografia britannica della parola “analyse” – identificatori univoci del testo che sperava avrebbero attirato l’attenzione di qualcuno.

Theodore Kaczynski,

Pochi mesi dopo la pubblicazione del manifesto, un avvocato che rappresentava David Kaczynski chiamò l’FBI. Fornì loro un saggio di 23 pagine che il fratello del suo cliente, Theodore Kaczynski, scrisse nel 1971. L’agente che lo lesse per primo individuò immediatamente delle somiglianze.

Turchie disse che quando ricevette la copia del saggio, la frase “sphere of human freedom” (sfera della libertà umana) gli balzò alla vista. Tornò al manifesto di Unabomber e trovò questo periodo:

“Sosterremo che la società industriale-tecnologica non può essere riformata in modo tale da impedirle di restringere progressivamente la sfera della libertà”

Le somiglianze nei testi insieme ad altri elementi che vennero alla luce mentre gli agenti indagavano sul passato e sui documenti scritti di Kaczynski, hanno reso Turchie sempre più certo di aver trovato il loro uomo. “Le piccole cose hanno iniziato a sommarsi“, disse, “Molti di noi credevano di aver identificato l’Unabomber.”

Gli elementi furono sufficienti per ottenere un mandato di perquisizione per la rustica baita nel Montana dove viveva Kaczynski. Tra le prove trovate nella cabina c’erano migliaia di pagine di appunti scritti a mano di Kaczynski, comprese le confessioni di tutti i 16 attentati. I suoi scritti aiutarono gli agenti a trovarlo ed i pubblici ministeri a strutturare il processo contro di lui.

Il fratello David

Quello che avete letto è tratto dall’articolo sul caso Kaczynski presente nel sito dell’FBI: non viene però evidenziato sufficientemente un personaggio fondamentale di questa storia, il fratello David. Fu il primo a trovare una analogia tra il documento di Unabomber pubblicato sui giornali ed il “manifesto” scritto dal fratello che aveva letto anni prima. Pensando di non essere creduto e che la sua denuncia si sarebbe persa nelle centinaia di segnalazioni anonime giornaliere, decise dapprima di ingaggiare un investigatore privato per raccogliere prove e successivamente far presentare da un legale la sua denuncia. Un impegno mai visto da parte di un parente di un reo, finalizzato esclusivamente a far terminare la triste serie di esplosioni.

Senza David sarebbe aumentato il numero delle vittime; la meticolosità e la genialità di Theodore Kaczynski difficilmente lo avrebbero portato a commettere errori.

Il suo professore di matematica un giorno disse su di lui: “è riduttivo definirlo genio”.

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