La prima volta che fu sequestrato un bambino in Italia

da | Mar 12, 2022 | News

La prima volta che fu sequestrato un bambino in Italia

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Il 9 marzo 1969 Renato Tofanelli,  un signore che passeggia col cane, vede qualcosa che affiora sotto 10 centimetri di sabbia, sulla spiaggia di Marina di Vecchiano (Viareggio, nella foto sotto). Tra gli alberi portati dal mare, le cose gettate dalle onde. Quell’uomo ha appena ritrovato Ermanno Lavorini, un bambino di 12 anni scomparso sulla sua bicicletta il 31 gennaio precedente, dopo pranzo. La famiglia ha un noto negozio di tessuti in centro. La morte, si accerterà, risale allo stesso giorno, alle 17,30. Nessuno saprà mai come è morto: di sicuro ha ricevuto un forte colpo alla testa e un altro che gli ha rotto il naso.

Ad andarci di mezzo ci vanno in quattro: Marco Baldisseri, 16 anni, Rodolfo Della Latta, 20 anni, necroforo, Andrea Benedetti di 13 anni e Pietro Vangioni di 20. Tre su quattro vengono da ambienti missini o fanno parte del Fronte Giovanile Monarchico viareggino. Quanto ne capissero di politica Dio solo lo sa. Arrestati, accusano inizialmente Rodolfo Meciani, 42 anni, noto playboy locale, titolare di uno stabilimento, sposato. Le accuse dei ragazzi, tutti legati o gravitanti intorno al mondo della prostituzione minorile della città, che si faceva alla pineta, distruggono Meciani, accusato di essere omosessuale, assassino, pedofilo. O forse solo di  essere un bersaglio grosso, uno noto in città. Una cosa sufficiente, all’epoca, a portarlo al suicidio in carcere. Meciani, però, non c’entrava nulla col delitto. Un altro sospettato si salvò dimostrandosi impotente, ma morì di infarto.

Il caso Lavorini terminò l’innocenza dell’Italia sul rapimento dei bambini: sì, era possibile anche da noi. Fu la prima volta, fu un dramma nazionale, seguitò in modo spasmodico, con grandi titoli, grande scandalismo, un gran tritacarne. E fu la volta in cui la tranquilla Viareggio, nota per il Carnevale, finì sotto i riflettori per qualcosa di profondamente vergognoso: l’esistenza di un vasto giro di prostituzione maschile. Li chiamavano “anormali”, “capovolti”. Qualcosa di cui nessuno voleva parlare, cui nessuno voleva essere associato. Che esplose in faccia a tutti. Dopo, nelle grandi città i bambini smisero di andare da soli in giro per il quartiere.

All’inizio, lo stesso 31 gennaio, c’era stata una richiesta di riscatto: preparate 15 milioni, Poi, il silenzio. Fu solo ad aprile che la polizia piombò sui ragazzi. Baldisseri disse allora che Meciani avrebbe cercato di fare sesso con Ermanno e lo avrebbe ucciso al suo rifiuto: loro erano stati gli intermediari dell’incontro. Poi Baldisseri ammise di aver scherzato e si autoaccusò, ma sempre in modo inverosimile, cioè parlò di una sua reazione all’aggressione di Ermanno. Inverosimile, appunto. Benedetti confermò. Non reggeva. Il 30 aprile quest’ultimo ammise di aver inventato tutto, voleva dire qualcosa ai carabinieri che gli stavano addosso. Poi torna ad accusare Meciani: iniziò allora un balletto di cadute sul termosifone, iniezioni di droga, tutto. Si materializzava l’incubo di ogni investigatore: il bugiardo patologico. Della Latta confermò, poi ritrattò. Alla fine, è il 24 maggio, Baldisseri ammise che il rapimento l’avevano ideato per alzare un 10-20 milioni. Sembrava una buona idea. Meciani, disse, l’avevano ricattato per farsi aiutare a occultare il corpo. Lui aveva un alibi: non bastò a non sospettarlo. Forse il sequestro serviva per finanziare il Fronte Monarchico Giovanile, forse no. Tanto Baldisseri ritrattò anche questa versione, che però è quella che fu presa per buona dalla Corte d’Assise. Non sappiamo se fosse vera oppure no: sinceramente, tutto è possibile in questa storiaccia. In cui è incomprensibile come pensavano i ragazzi, tutti noti a Ermanno, di sfangarla a sequestro finito.

Finì con 11 anni a Della Latta, 8 a Baldisseri, 9 a Vangioni. Il negozio dei Lavorini, se lo cerchi, è sempre lì. 

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