La morte di Papa Luciani

da | Set 25, 2021 | News

La morte di Papa Luciani

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Ogni cosa che succede in Vaticano è un mistero per forza, si sa, specie se la Santa Sede si impegna a non chiarire nemmeno mezza virgola di quello che fa. Il loro modo di fare è questo: non siamo di un potere ultraterreno e non dobbiamo dare spiegazioni a nessuno, sia se abbiamo ragione sia se abbiamo torto. Così fu anche per la morte di Papa Luciani, un normale infarto che divenne un caso di nera per le contraddizioni del comunicato con cui fu data la notizia al mondo. E il modo frettoloso con cui fu gestito dalla Santa Sede.

L’anno: il 1978. L’ora: tra le 21,30 e le 22,30 del 28 settembre. Così dice il comunicato. Secondo altre versioni, la morte sarebbe arrivata tra le 21,30 e le 4 di mattina, quando il corpo fu effettivamente trovato. Albino Luciani è Papa da poco più di un mese, dal 26 agosto. Viene trovato morto nel suo letto. L’autopsia ufficiale parla di infarto al miocardio, e la Chiesa si avvale dei migliori medici. Sul corpo non viene eseguita autopsia e questo sembra strano. Ma se ragionate come sopra, strano non lo è: toccare il Papa? Aprire in due il vicario di Cristo? Scherziamo? Non si fanno autopsie ai pontefici. Così, l’autopsia deve basarsi sui segni esterni di un infarto. Tra l’altro a farla non è il medico personale del Papa, Da Ros, il quale esclude che il suo illustre paziente potesse soffrire di patologie in grado di comprometterne la funzione cardiaca. La fretta messa agli imbalsamatori, la rapida ripulitura degli ambienti furono tutti elementi che facevano pensare.

Poi arriva un giornalista inglese, David Yallop, e parla di avvelenamento. In effetti qualche contraddizione c’è. Il Vaticano non vuole far vedere (come se ci fosse qualcosa di male) che è stata Suor Vincenza (una donna) a trovare il corpo, quando è entrata alle 4 e qualcosa per lasciargli il caffè nell’anticamera e chiamarlo alla sveglia. E dicono allora che è stato il segretario privato (un uomo) a scoprirlo, anche se poi ci vuol poco per sapere che quel giorno il segretario era a Venezia a recuperare un paio di scarpe del Papa. Yallop però inventa un complotto dove mette dentro tutti: Marcinkus, arcivescovi, Calvi, Sindona e l’immancabile Gelli. Senza prove. Il libro, insomma, è buono solo per gli anticlericali. Il movente? Fermare sul nascere l’opera di rinnovamento che Luciani voleva avviare. Ma sembra davvero prematuro che un Papa venga assassinato dopo un mese dall’insediamento, quando può solo aver detto cosa vuol fare senza aver nemmeno cominciato. Un assassino sulla parola, insomma. Certo, voleva più trasparenza sui conti e questo a Marcinkus non avrebbe fatto piacere, ma tra il dire e il fare ci vogliono le prove.

Dopo un Papa se ne fa un altro. Venne Giovanni Paolo II, ci fu l’attentato a Piazza San Pietro. Ma questa è un’altra storia.

 

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