Il delitto della Circe della Versilia

da | Lug 17, 2021 | News

Il delitto della Circe della Versilia

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Qualche collega tirò fuori questo soprannome. Non l’avesse mai fatto: non se ne è più liberata. Era una sera calda, quella del 16 luglio 1989, tra le 21,45 e le 24. Luciano Iacopi, Gasparello per gli amici, si prese 17 coltellate nel garage di casa sua, a Forte dei Marmi (Lucca). Aveva 69 anni, era un contadino diventato commerciante, proprietario di decine di negozi e case: si diceva anche che prestasse soldi. Molto benestante. Lo trovano moglie e figli al rientro dalla discoteca dove sono andate a ballare con l’amante di lei, Carlo Cappelletti di anni 24, aitante carabiniere a cavallo, conosciuto nel maggio precedente. Iacopi è in una vasta chiazza di sangue, vicino alla Range Rover.  In canottiera e ciabatte. Già, ma lei, la moglie, chi è?

 

 

Lei è Maria Luigia Redoli, di anni 51, bionda, platinata e appariscente, donna di carattere con occhiali blu sfumati. La figlia si chiama Tamara, ha uno smalto verde e 18 anni; il figlio Diego ha 14 anni. Una famiglia con un assetto instabile ma chiaro. Il matrimonio era finito da tempo, tra l’oculato Luciano e la brillante Maria Luigia; lui scontroso e attento a metter via soldi, lei a spenderli e divertirsi. Che lui avesse un’amante (Agata Tuttobene, era stato da lei proprio quel giorno; è lei che fissa l’ultima telefonata alle 21,45) si sapeva; che lei avesse un’amante, si sapeva pure. Si sono sposati vent’anni prima: si disse che lui aveva messo un’inserzione, lei avesse risposto. O che avesse accostato con l’auto, sfacciato, sul lungomare di Cecina, e le avesse chiesto di conoscerla, mentre lei camminava. E lei, sfacciata, aveva detto va bene.

Maria Luigia che alibi aveva? La domanda fu inevitabile. Disse che era stata a cena al “Santo Domingo” di Lido di Camaiore, con figli e amante; e poi via, a ballare (notare il paragone con Iacopi che dall’amante ci era andato in treno) alla “Bussola”, dove era arrivata alle 22.10, fino alle 2 di notte, quando rientrò e scoprì il cadavere. i Carabinieri dubitarono. Lei e il carabiniere aitante potevano aver accoppato Iacopi per l’eredità. Potevano essere ripassati da casa sulla strada per la “Bussola”. Potevano essere sgaiattolati da un’uscita secondaria della discoteca. Certo, i tempi erano strettissimi. Certo, lei non s’era cambiata d’abito quella notte e non aveva addosso sangue. Certo, l’arma non s’era mai trovata.

Ma anche, certo, quei figli non sono di Iacopi: li ha avuti entrambi da un sottufficiale dell’Arma, suo amante per 10 anni, poi morto in un incidente d’auto. Ed è anche è vero che  lei aveva chiesto al cartomante Marco Porticati, di Viareggio, di trovarle un killer e ad altri una fattura mortale per Iacopi. Il 5 agosto 1989 li arrestano, Maria Luigia e Carlo. Hanno commesso un errore, chiudere a chiave, forse con un gesto automatico, la porta di casa. Gli altri due mazzi di casa furono trovati al loro posto. Poteva aver chiuso solo lei.

 

 

Assolti in Assise, condannati in Appello e Cassazione, la Redoli e Cappelletti prendono l’ergastolo. Drammatica la scena di quando vanno ad arrestarli, con lui che di colpo esplode, ferisce un collega e si butta dalla finestra. Mentre lei aspetta l’arresto facendosi fare i capelli. Scontano la pena, escono. Lei perde il diritto all’eredità. Tamara e Diego non vogliono più saperne di lei. Finisce i suoi giorni nel 2019 ad Arezzo, da sola, malata ai reni, con le badanti, in un piccolo appartamento. Rugosa, irriconoscibile. Negli stessi giorni lui è semilibero a Norma, vicino Latina, fa lo spazzino.

Sic transit gloria mundi.

 

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