Il delitto del Dams: il caso Alinovi

da | Giu 12, 2021 | News

Il delitto del Dams: il caso Alinovi

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L’anno: il 1983. Il giorno: 12 giugno. L’ora: tra le 17 e le 23. Il luogo: una mansarda di quella strada stretta che è via del Riccio, al civico 7, Bologna. Quella per terra, davanti al divano, si chiama Francesca Alinovi, ha 35 anni, ha un aspetto volutamente stravagante, fa il critico d’arte ed è stimata docente al Dams, creatrice della corrente degli Enfatisti. La scoprono i Vigili del Fuoco dalla finestra sulla strada, il 15 giugno. Gran caldo bolognese. Causa della morte: 47 coltellate. Il bello (si fa per dire) è che sono tutte coltellate superficiali, come se per 46 volte l’assassino non avesse il coraggio di affondare il colpo, fino a che non l’ha presa alla gola e qui la Alinovi è morta per emorragia interna. Non è un delitto violento, è un delitto metodico. Non è un delitto in cui l’assassino può essersi macchiato di sangue, proprio perché sono tutte ferite superficiali, tranne quella. In casa non manca una penna, niente. La porta è intatta e la Alinovi era una che si affacciava dalla finestra ogni volta che suonava il citofono. Sul cadavere una coperta, come succede quando l’assassino conosce bene la vittima. No, un estraneo davvero no.

 

 

Niente segni di colluttazione, anche se lei ha tentato di difendersi mettendo avanti le braccia. Ma l’aggressore l’ha costretta lì, all’angolo del salottino, e lì l’hanno trovata. In bagno, una scritta sgrammaticata:Your not alone, any…way…“. L’hanno fatta con uno dei suoi rossetti o una matita per gli occhi. “Non sarai mai sola, ad ogni modo“. Ma che diamine vuol dire? Qualcuno la trova inquietante, io la trovai rassicurante invece.

Come ha passato le ultime ore Francesca? Con il suo alter ego, allievo, amico dallo sguardo ombroso, tentato fidanzato: Francesco Ciancabilla, pescarese, studente del Dams, artista. Sono stati lì, in quel salotto, e lui dice che alle 19.30 se n’è andato perché doveva riprendere il treno per Pescara delle 20. In stazione Francesco s’è visto con l’amica Anna Agari, cui aveva telefonato alle 18.30-18.45 da casa di Francesca: le ha chiesto di comprargli un po’ di eroina per farsi (sì, e la Alinovi non lo sopporta), poi è partito e ciao. Dice che lui, la Alinovi, l’ha lasciata viva. La Mobile ci crede poco. L’ultima telefonata cui risponde la Alinovi è infatti conclusa alle 17,30. Poi, niente.

 

 

Si scopre subito che i due hanno un rapporto annoso e conflittuale. Il diario di lei, ritrovato, e le dichiarazioni degli amici comuni, smentiscono tutte le affermazioni di lui: Francesca amava Francesco e voleva avere una storia con lui ma niente, lui era forse bisex e soprattutto non era interessato a una relazione completa, anche fisica. La contraddizione con quello che lui dice è palese. C’erano stati un paio di episodi violenti in cui lui l’aveva picchiata. Diverse liti pubbliche. Era nell’appartamento nella fascia oraria del delitto. La Agari spiega inoltre che durante la telefonata con lui, in sottofondo c’era solo silenzio, non si sentiva nè Francesca né la musica che lei metteva spesso e che Francesco dice esserci stata costantemente quel pomeriggio. Anche Franca Memmo riceve una telefonata di Francesco alle 19.25 e anche lei sente silenzio. I vicini di casa hanno sentito il telefono squillare a vuoto dalle 19.55. Lei era attesa alle 20 in via Clavature, dove non è mai arrivata. L’ora del delitto si restringe tra le 18.45 e le 19.55. Ma è successo mentre Ciancabilla era con lei o dopo che era uscito? Il 21 giugno Ciancabilla viene arrestato.

 

 

Intanto si scopre che la scritta l’ha lasciata giorni prima un amico di lei, Umberto Postal, che ha un alibi di ferro. Parte una battaglia enorme sull’orologio di Francesca, un Rolex con cinturino metallico, fermo alle 17.12 del giorno 14. Quanto tempo può aver camminato dopo la morte? E’ un calcolo complicato, visto che a un certo punto, per un errore, è stato restituito ai parenti di lei e quindi rimesso in moto. Il perito dice, alla fine, che quell’orologio è rimasto immobile dalle 18.12 del giorno del delitto. Per Ciancabilla è la fine.

La perizia psichiatrica dice che Ciancabilla è narcisista, non ha empatia per gli altri,è  borderline, che la loro era una relazione potenzialmente esplosiva e che si è rivelata tale. Lui ribatte che è innocente.

Chissà perché. Una lite sulle tendenze sessuali di lui? Sul suo uso di droga? Una ennesima richiesta di denaro di Ciancabilla? Assolto in Assise per insufficienza di prove nel 1985, condannato in Appello e Cassazione a 15 anni (c’è la seminfermità mentale, d’altronde riconosciuta dal perito), Ciancabilla fugge all’estero prima di essere arrestato in Spagna nel 1997. Sconta la sua pena, torna a Pescara, prende a lavorare nello studio di un architetto. L’ho incrociato una volta in farmacia, un’altra in bici, sotto i portici. Andava veloce.

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