Bonnie e Clyde non erano due eroi

da | Mag 21, 2022 | News

Bonnie e Clyde non erano due eroi

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Furono uccisi poco dopo le 9 di mattina del 23 maggio 1934: se ne parla ancor oggi.  Accadde sulla strada tra Sailes e Gibsland, dalle parti di Arcadia, in Louisiana. Bonnie Parker aveva 23 anni, Clyde Barrow 25. Erano due pregiudicati: rapinatori, ladri, assassini. Stavano andando su una Ford 8 cilindri, l’auto più adatta, secondo il loro autorevole parere, per una vita in fuga.  A fare la spia sui loro spostamenti fu Ivan Methvin, loro complice. Li cercavano dappertutto, d’altronde. L’agguato venne teso dallo sceriffo di Arcadia, Jordan, dall’ex Texas Ranger Hamer, un esperto nel dare la caccia ai banditi, e da quattro poliziotti. Dovevano averli fermi per prendere bene la mira e il trucco fu di far trovare fermo, lungo la polverosa strada, il camion di un loro ex complice, Henry Methvin, con cui avevano fatto rapine e due scontri a fuoco. Un amicone. Clyde scese per vedere se poteva dargli una mano: un guasto? Non avvertì il pericolo, non pensava al vecchio Henry come traditore. Iniziarono a sparare. Provarono a fuggire.

I colpi esplosi 50. Era l’unico modo per fermarli: nessuno aveva minimamente in testa di dare l’alt e ingaggiare una sicura sparatoria. L’idea fu un agguato e via: funzionò. E questo ci fa capire quanto le forze dell’ordine temessero Bonnie e Clyde, che già erano leggenda. Quanto li ritenessero, proprio come l’opinione pubblica, immortali, indistruttibili. Clyde aveva una pistola in grembo. Bonnie anche: stava leggendo una rivista. Erano leggenda. Ma come c’erano diventati?

Nell’America degli anni Trenta Bonnie e Clyde rappresentarono due cose: l’opposizione all’ordine costituito, alle istituzioni che nel 1929 avevano portato al crollo della Borsa e a una crisi economica senza precedenti. E l’ideale romantico della giovane coppia che si ama e che è disposta ad andare contro tutto e tutti pur di restare insieme. Poco contava se la coppia era di criminali: quello che affascinava le folle era questo amore che davvero si opponeva a tutto, allo Stato, alla Legge, tutto. Un amore, quindi, disposto a morire pur di essere vissuto. Un amore da romanzo, che sfidava letteralmente tutto e tutti. La spettacolare caccia all’uomo che ne seguì, con tutta la polizia che inseguiva la loro Ford, fu l’amplificatore del mito. Che poi la Ford V8 era l’auto forse più diffusa dell’epoca.

La verità era meno letteraria e più semplice. Bonnie e Clyde erano due giovani pregiudicati che vivevano di noia, insoddisfazione, di provincia profonda; che non avevano scrupoli e che senza volerlo si trovarono a incarnare un mito, cosa che a loro piacque. Si trovarono in fuga per evitare una condanna di lui e proseguirono. A loro piaceva stare sulle copertine e non gliene fregava nulla di vivere o morire. Piaceva essere fotografati in posa di sfida, con le pistole. C’era una parte pronta per loro: la interpretarono.  Circolarono anche molte balle, per vendere giornali: sulla presunta promiscuità sessuale di Bonnie, sui suoi delitti (ma non aveva commesso omicidi). Comunque, loro sapevano già come sarebbe andata a finire. Sarebbero durati poco e allora quel poco volevano viverlo al massimo, senza nessun problema etico. E non se li fecero: rubarono, spararono, uccisero, furono uccisi. Niente da imitare, insomma.

La Ford V8 è esposta al Whiskey Pete Casino, in Nevada. Il resto furono musical, film, libri, documentari.

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